Un ✨articolo di update✨ che non aveva richiesto nessuno
Cari lettori forse nemmeno troppo immaginari,
(Ho avuto qualche primo feedback, per questo strambo esperimento, che è riuscito nell’impresa di sciogliere il mio gelido cuoricino),
Abbiamo (cioè, ho. La devo smettere di parlare col pluralis maiestatis) un sito carino, un profilo Instagram altrettanto carino, delle grafiche che non fanno schifo, dei post divulgativi, delle pagelle ciniche, dei bellissimi diagrammi di Eulero-Venn, ho pure provato un’analisi gratuita su Marketing Espresso in cui un’IA mi ha detto che non faccio schifo ma per saperne di più sono nove euro e novantanove— dov’è sparita ‘sta roba in tre mesi?
Lo dico in quanto qualche malcapitato nella mia sfera privata ha avuto la terribile idea di chiedermi perché io non abbia scritto più nulla post-apocalisse sanremese, al che ho giustamente pensato che questa fosse una questione di interesse nazionale, e quindi adesso vi beccate uno di quegli orribili articoli di aggiornamento che non legge mai nessuno perché di solito emanano sensi di colpa forti come le radiazioni di Chernobyl.
[“Ma come”, non chiede assolutamente nessuno, “staresti dicendo che non ti senti in colpa per non aver più scritto un cazzo dopo manco un mese di attività?”.
Eh, ‘nzomma, tutto sommato sparire ha i suoi lati positivi. Mi dà il pretesto ideale per scrivere queste stronzate al posto di lavorare al mio futuro, ad esempio.]
Mettiamo le mani avanti: Another Music Ramble è innanzitutto una valvola di sfogo creativa, il luogo felice cui destinare tutte le riflessioni e i guizzi stilistici che non troverebbero posto da nessun’altra parte. Sono sorpresa che ciò abbia trovato l’apprezzamento di più di una persona, e addirittura senza includere mia madre nel conteggio: allora è vero quello che dicono certi artisti, che le cose piacciono di più quando il tuo destinatario ideale sei tu?
E SE È VERO, allora è anche vero che in questi due mesi la me-lettrice col cazzo che avrebbe avuto le forze (o il tempo) di leggere tutta la roba che avevo in mente, e quindi perché la me-scrittrice avrebbe dovuto incomodarsi a scrivere per lei?

(Questo sdoppiamento in terza persona fa molto Stanis attore versus Stanis produttore, quindi la smetto. La smetto anche di ridere da sola davanti al pc. Forse.)
La vita, nonostante quello che dicono i milanesi, non si può prevedere con un piano editoriale a lungo termine, e infatti sono stati stati mesi in cui ho fatto un po’ di cose che non avevo preventivato. Di seguito una lista non esaustiva (per l’elenco completo sono nove euro e novantanove):
- un post che ho cercato invano di pubblicare perché Canva, come mio fratello gen alpha, non regge video di più di tre secondi*
- Un progetto di tesi che si è rivelato un pozzo senza fondo di paura, delirio e schermate di caricamento della Wayback Machine
- Tirato fuori centodiciassette volte il mio gatto dal lavandino
- Scritto qualche migliaio di parole là dove parlo di musica con tono istituzionale
- Fatto indigestione di inglesismi a un laboratorio in italiano in cui per un’ora e mezza hanno detto “shoemaker” al posto di “calzolaio”
- Tirato fuori trecentocinquantatré volte il mio gatto dall’armadio
- Fatto networking, ripreso il portfolio, ripreso il CV, pensato quand’è che mi riprendo io e decido una volta per tutte di emigrare in Nuova Zelanda
- Tessuto un maglione coi peli che il mio gatto ha perso facendo la muta
Potrebbero esserci delle informazioni false ma questo è un articolo per parlare in maniera non richiesta dei fattacci miei, quindi niente fact-checking.
Ad ogni modo, è un momento lievemente meno caotico in cui sto attraversando quella che spero sarà l’ultima sessione estiva universitaria della mia vita, sto andando ai concerti, sto cercando di capire come studiare mentre vado ai concerti, e ho deciso che mi annoio. Quindi, questo è ASSOLUTAMENTE il momento giusto per riprendere in mano questo progettino a tempo perso e usare le skills di Content Strategist che ho recentemente acquisito analizzando la campagna marketing di un produttore di lettori CD!
Tremate, amici immaginari, ché le blogger wannabe sono tornate (ancora co sto pluralis maiestatis eccheccazz) a dare fastidio a mezzo stampa — o meglio, a mezzo sito web. E dovreste esserne grati: almeno lo sto facendo qui, in questo angolino, e non con una newsletter di Substack volta a intasare la vostra casella postale, già intasatissima perché siete iscritti ad altre duecentosei newsletter che non leggete mai.
(Per ora.)

[*no dai non è vero, il mio fratellino gen alpha ha iniziato il mese scorso a guardarsi One Piece. Altro che tre secondi.]
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