Another Music Ramble

Cosa significa la musica per chi la consuma?

“Sal Da Vinci l’ha votato la sala stampa” e altre fake news su cui riflettere a freddo

Come disse un vecchio saggio: io questo video articolo non lo volevo fare. 

Ho fatto i pronostici cinici di Sanremo, il video di Sanremo sui problemi della sala stampa e le pagelle ciniche su Sanremo, il tutto per cazzeggiare con classe e al contempo dimostrare che le cose serie, tipo le belle canzoni, non sono proprio il focus di ‘sto programma TV — insomma pensavo di chiuderla qui, e invece ho deciso di volermi male.

Domenica scorsa sono arrivati dalla Rai i dati completi delle votazioni. Ciò, come scrivevo nel copy delle pagelle ciniche, mi ha riempita di gioia, perché fino ad allora ero rimasta a guardare il caos dispiegarsi e i caduti passare nel fiume, sorridendo come la Gioconda, mollemente seduta sulla riva con una busta di pop-corn. A ‘sto giro si sono visti colpi di scena degni di una serie americana ad alto budget: prima tutti coi forconi verso il televoto (“aaaaah, pecoroni, ignoranti, gusti di merda!”), poi hanno tutti girato i tacchi contro la sala stampa (“aaaaah, venduti, incompetenti, poteri forti!”) di fronte a Sayf in testa al televoto.

[Sì, mi sono citata da sola. Erano giri di parole troppo fighi per essere lasciati in una didascalia che non leggerà nessuno. No, non mi fido di te, lo so che non le leggi le didascalie.] 

Ma più riguardavo i dati delle classifiche, più il tutto mi dava sui nervi. Non tanto per laggente coi forconi, ché ormai ci sono abituata – e nemmeno per la non chiarezza della Rai, sulla quale mi sono già espressa –, quanto per i professionisti che “laggente” hanno il compito di informarla. Se sei una testata giornalistica e vuoi parlare di Sanremo, dovresti sapere come funziona il nuovo regolamento, no? Dovresti sapere che il televoto per la top 5 finalisti è un dato del tutto parziale perché va unito alle classifiche delle puntate precedenti (tranne quella delle cover che è una gara a parte), no? 

No. Tra l’altro in un articolo si cerca pure di insinuare che il 31% di voti nulli al televoto siano opera dei giornalisti, nonostante lo stesso testo dell’articolo riconosca variabili con molto più senso: aveva più logica una puntata di Mistero

Rispettosamente: maccheccazzo.

Cerchiamo di rettificare un attimo questa roba, YAY—

Rettificare questa roba: un tentativo di fact-checking

Partiamo da qui: nella prima serata ha votato solo la sala stampa, nella seconda e nella terza serata hanno votato solo radio e televoto, e nella finale tutti insieme appassionatamente. La serata delle cover, dicevamo, è a parte, quindi non la consideriamo.

Quindi, intanto vediamo dove i telespettatori hanno piazzato Sal Da Vinci tutte le altre volte in cui hanno potuto votarlo, cioè nella terza serata (nella seconda non si è proprio esibito) e nella prima fase della finale (nella seconda fase, quella della top 5, ha appunto vinto Sayf):

NdA: non mostro qui tutta la tabella perché vorrei rendere la lettura meno dispersiva possibile, visto che affrontiamo solo la questione del vincitore
Idem. Se qualche data journalist mi dovesse bacchettare, comunque, non esiterò a porre rimedio

Ma tu guarda.

Passiamo a radio e sala stampa, che vado velocemente a riepilogare — ma sono cose che potete constatare voi stessi qui.

Le radio, che hanno votato negli stessi giorni del televoto, hanno piazzato Sal Da Vinci al terzo posto nella terza serata, al sesto posto in finale e al secondo posto nella votazione della top 5.

E la sala stampa? Ha votato nella prima serata, mettendo Sal Da Vinci sesto, e poi direttamente nella finale, dove l’ha rimesso al sesto posto. Quando si sono rivotati solo i 5 finalisti, l’ha messo al quarto posto, cioè il penultimo per quella classifica.

[PERCHÉ AVETE MESSO LUI COSÌ IN ALTO E GENTE TIPO NAYT L’AVETE SNOBBATA? mi sono chiesta per un nanosecondo, prima di ricordarmi qual è il vero problema della sala stampa e tornare a riderci sopra. Ma comunque.]

I favoriti dei giornalisti tra l’altro, sono rimasti praticamente gli stessi: Serena Brancale, Fulminacci, Ditonellapiaga e Arisa, più Sayf che ha sostituito Fedez & Masini nella top 5 della sala stampa. Non a caso il premio della critica è andato a Fulminacci, quello della sala stampa Lucio Dalla è andato a Brancale. Non vedo come in questo quadro possa saltare fuori un favoritismo verso Sal Da Vinci: avessero voluto farlo vincere, avrebbero agito in maniera MOLTO diversa. 

Eppure nella classifica generale (risultante da prima, seconda, terza e quinta serata/prima fase), che durante il festival è stata annunciata coi 5 finalisti in ordine sparso (perché appunto su di loro si sarebbe poi fatta un’ulteriore votazione), Sal Da Vinci era già al primo posto. Avoja a votare tutti Sayf all’ultimo: il 26% non è evidentemente bastato per farlo vincere (tra l’altro in quest’ultima votazione, a differenza delle precedenti, il pubblico aveva solo un voto a disposizione).

I risultati complessivi prima di votare ancora per questi 5. Questa classifica unisce televoto, sala stampa e radio

E COME MINCHIA CI È FINITO AL PRIMO POSTO, chiederebbero a questo punto i miei lettori immaginari, SE DUE TERZI DELLA GIURIA NON CE L’HANNO MAI PIAZZATO?

Cari lettori immaginari, io faccio abbastanza cagare in matematica, ma debbo dedurre che c’entri il peso che ciascun voto ha sulla media. Perché come già accennavo, tutti i voti sanremesi sono uguali, ma quelli del televoto sono più uguali degli altri. Spiega bene questa cosa un articolo di Wired dell’anno scorso, che consiglio caldamente di leggere per approfondire:

[…] le giurie votano in modo totalmente diverso fra loro: il Televoto con il metodo “winner takes all”, Sala Stampa e Radio con “un po’ ciascuno”.

Come facciamo a saperlo? Sul regolamento non c’è scritto, dicevamo, ma chi faceva parte delle giurie ha dovuto scaricare una app per votare e lì – sulle istruzioni dell’app! – c’era scritta una delle parti più importanti di tutto il discorsole due giurie esprimono una preferenza per ciascun artista attribuendo un voto in scala 1-10 (che si riduce alla scala 1-5 per l’ultima votazione di sabato notte).

– P. Canova, “Il peso delle tre giurie di Sanremo non funziona come dicono”, Wired, 19 febbraio 2025

In parole povere, il contributo dei telespettatori va tutto all’unico artista che scelgono di votare, mentre il contributo di sala stampa e radio è “distribuito”, smarmellato male su tutti i cantanti. Non possono non contribuire al punteggio di un artista: li devono votare tutti. Che se lo chiedete a me è un sistema bislacco — almeno lo si dichiari, che il risultato della gara è sbilanciato verso le preferenze del televoto.

I dati della Rai li ha pubblicati per prima Rockol, i cui redattori a questo punto soffrono chiaramente di sindrome di Stoccolma: Sanremo provoca loro struggimenti vari, ma continuano a tornare da lui convinti di poterlo cambiare. Però noi diciamo grazie, sindrome di Stoccolma, ché intanto ci hai procurato un po’ di giornalismo musicale per bene (apprezzo molto anche la trasparenza del pubblicare i voti), a cui ha fatto seguito una reazione a catena di altri articoli di protesta. Ma ahinoi – e questo è stato uno dei motivi che mi ha spinta a scrivere questo pezzo – i commenti scettici sono rimasti, perché una volta che la disinformazione ha attecchito nella mente delle persone è molto difficile far cambiare loro idea

Perché, giornalismo, rinneghi sempre di più il tuo compito?

Vorrei concludere con una riflessione a parte. A spingermi a scrivere questo commento non richiesto, in realtà, non solo state le analisi che mi hanno preceduta, né le dichiarazioni errate di Conti sulle votazioni, né quelle del manager di Luché arrabbiato con i giornalisti.

A spingermi ad aprire un file sul pc e scrivere è stato un titolo, del tutto scollegato, in cui mi sono imbattuta l’altro giorno sui social, riguardante un’artista internazionale: “Rosalìa: “La qualità che preferisco in un uomo? Che sia gay”.

Uhmmmm, ho pensato io nei trenta secondi che mi ci sono voluti per trovare il video dell’intervista in cui la frase di cui sopra si scopre essere una battuta, seguita dalla risposta seria: “E in una donna? No, perché è strano che separino le due cose, tipo “cosa ti piace in un uomo?”, “cosa ti piace in una donna?”. Perché la prima cosa che viene in mente a me è la qualità che si distingue di più o che cattura l’attenzione, in qualsiasi persona”.

E noi che ci caschiamo pure, è stata la risposta dei pochi che hanno cagato il mio commento di fact-checking, lo sapevo che era solo un titolo per attirare commenti. Perché di commenti incazzati, avoja se ce ne sono stati: chi le ha dato dell’omofoba, chi le ha dato della misandrica, chi della sessista, chi della malata di mente, e in tanti si sono sentiti personalmente offesi.

Però il punto è che magari meno gente sprecherebbe così il suo tempo, se chi ha la responsabilità di informarla non isolasse una frase dal suo contesto, con tanto di video convenientemente tagliato, e la rigettasse ai lettori senza strumenti per interpretarla. Magari meno gente ce l’avrebbe a morte coi giornalisti musicali, specie quelli che fanno effettivamente il proprio lavoro, se non si pubblicassero selettivamente solo alcuni dati parziali di una votazione senza spiegarli ai lettori nel modo corretto. Qui mi sa che siamo oltre al clickbait. Qui, temo, siamo al ragebait: cos’è coinvolgere il pubblico manipolando la realtà nel testo, se non il contrario dell’informazione?

Capisco che fare le notizie, specialmente oggi, non sia facile. Del resto io stessa non le faccio quasi mai — al momento il mio focus è diventare meno inutile a capire la cultura in retrospettiva. E poi ho la sensazione che fare le notizie, oggi, sia un lavoro ingrato: di norma o le vivi in prima persona, o ti fai il culo stando al passo con le tecniche di verifica e di ricerca – sacrificando l’immediatezza di cui si nutre questo acquario di pesci rossi che è l’Internet–, o metti insieme cose che hai preso dai social e che la gente apprenderà scrollando e non cliccando sul tuo link in bio. 

A questa conclusione sono arrivata studiando un po’ di giornalismo, e sempre da lì ho capito che la conoscenza è angoscia: per ogni ora che perdo a smanettare con Datawrapper ci sono pile di commenti infervorati di chi s’informa dai titoli sul web e dalle diapositive social. Titoli e diapositive che, però, in un oceano di fuffaguru, video con l’IA e video di fuffaguru fatti con l’IA, dovrebbero perlomeno essere affidabili se prodotte da una testata giornalistica, no? 

Eh. Abbiamo visto. 

Fare informazione corretta sarà pure un lavoro ingrato; ma qualcuno dovrà pur farlo, ‘sto lavoro. Ne va della sanità mentale collettiva.

(soprattutto su Sanremo, a quanto pare. Ugh. Menomale che è finito— COME, in che senso adesso inizia lo spin-off? AAAAAAAAAAAAH—)

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